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chi siamo

siamo un gruppo di amici

killer bike
La Nascita di una Leggenda
Tutto iniziò in un pomeriggio di primavera del 2017, quando cinque amici si ritrovarono ai piedi del vesuvio, ciro, fabrizio, elio, franscesco e giovanni erano uniti dalla stessa passione: la mountain bike e l’adrenalina dei sentieri di montagna.
“Ragazzi, dobbiamo darci un nome,” disse Luca mentre controllavano le sospensioni delle loro bici. “Tutti i gruppi seri ce l’hanno.”
“Che ne dite di ‘I Montanari’?” propose ciro, ma venne subito sommerso dai fischi degli altri.
“Troppo banale,” ribatté Marco, sistemando il casco. “Serve qualcosa che ci rappresenti davvero.”
Fu fabrizio a trovare l’ispirazione. Durante una discesa particolarmente tecnica quella mattina, aveva superato tutti con una velocità folle, sfiorando alberi e rocce con una precisione millimetrica. elio, arrivato dopo di lui con il fiatone, aveva esclamato: “Sei una killer con quella bike!”
“Killer Bike!” gridò ciro improvvisamente. “Questo dev’essere il nostro nome!”
I cinque si guardarono. Un sorriso complice apparve sui loro volti. Era perfetto: aggressivo, memorabile, e rappresentava esattamente il loro approccio alla mountain bike.

Nei giorni seguenti, i Killer Bike si ritrovarono immersi in una ricerca creativa frenetica. Ogni sera, dopo il lavoro, si incontravano a casa di ciro, il cui salotto era diventato un vero e proprio studio di design improvvisato.
Il tavolo era coperto di fogli, pennarelli, tablet grafici e laptop aperti su Pinterest e Behance.
“Troppo aggressivo,” disse fabrizio guardando uno schizzo di elio che raffigurava un teschio con una corona di spine fatta di catene da bici.
“Troppo carino,” commentò franscesco davanti al disegno minimalista di giovanni: una semplice silhouette di una mountain bike.
“Troppo complicato,” fu il verdetto unanime su un elaborato design di ciro che mescolava montagne, ruote, e una sorta di mascotte robotica.
Dopo una settimana di tentativi falliti, la frustrazione iniziava a montare.
“Forse dovremmo assumere un grafico professionista,” sospirò ciro, accartocciando l’ennesimo foglio di schizzi.
“No!” protestò fabrizio. “Deve venire da noi. Deve essere autentico, come tutto quello che facciamo.”
“Ma non stiamo arrivando da nessuna parte,” elio si passò una mano tra i capelli. “Ogni idea sembra sbagliata.”
Fu allora che ciro, guardando fuori dalla finestra verso le colline illuminate dalla luna, ebbe un’illuminazione.
“Ragazzi… stiamo sbagliando approccio.”
Tutti si girarono verso di lui.
“Non dobbiamo inventare qualcosa di finto. Dobbiamo catturare quello che siamo davvero. Cosa vediamo quando siamo lassù, sui sentieri? Cosa sentiamo?”
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